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Avvocato d'ufficio: la differenza con il patrocinio gratuito

Solitamente il cliente sceglie spontaneamente il proprio avvocato: se ciò non avviene viene incaricato un legale d'ufficio. A chi spetta pagarlo? In quali casi si parla di patrocinio gratuito?

L'articolo 24 comma 2 della Costituzione italiana definisce il diritto alla difesa come inviolabile. Ne consegue che se in un processo penale l'assistito non ha designato alcun avvocato, ne viene imposto uno d'ufficio. L'istituto dell'Avvocato d'ufficio è previsto dal Codice di Procedura Penale per garantire questo diritto alle parti che non dispongano di un legale di fiducia.

Il comma 3 dell'articolo 24 della Costituzione sopra richiamato, prevede invece che “Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e per difendersi davanti ad ogni giurisdizione". E' in questo caso che si parla di patrocinio gratuito.


Non è vero dunque, al contrario di quanto si pensa spesso, che l'avvocato d'ufficio non debba essere retribuito (o che l'onere della retribuzione per il suo servizio spetti allo Stato). E' sempre il cliente che deve pagare il suo legale. L'unico caso in cui l'assistenza viene riconosciuta gratuitamente è appunto il patrocinio gratuito.


Anche chi non sceglie di persona, in base ad un rapporto fiduciario, il proprio legale, deve pagarne l'onorario a meno che non sia esente da questo obbligo avendo un reddito annuo non superiore a euro 9.723,84 (in caso di più componenti del nucleo familiare i redditi si sommano).

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