Approfondimenti Giuridici

Lavorare come avvocato all'estero? Non serve parlare inglese

Quali sono i presupposti per poter svolgere attività legale all'estero? Intuitivamente si potrebbe rispondere che il primo requisito, ancor prima della preparazione giuridica, è quello della conoscenza della lingua del paese di destinazione. In realtà, almeno stando al testo della legge, non è così.

Si tratta di un paradosso normativo o esiste una ratio alla base di questo assunto? Andiamo con ordine: il riferimento legislativo in materia è la Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio datata 16 febbraio 1998, 98/5/CE, recante le disposizioni per l’esercizio permanente della professione legale in uno Stato membro che non sia quello in cui è stata acquistata l'abilitazione.

Sulla questione si è espressa la Corte di Giustizia. La fattispecie concreta presentava il caso del signor Graham J. Wilson,  barrister di nazionalità inglese, che aveva ricevuto un rifiuto da parte del Consiglio dell’ordine degli avvocati del foro di Lussemburgo alla sua richiesta di iscrizione poichè si era presentato assistito da un avvocato che agisse come interprete.

La Corte di Giustizia ha accettato il ricorso in oggetto sulla base di un'interpretazione letterale della Direttiva, che non prevede il controllo della padronanza linguistica come presupposto per l'iscrizione all'Ordine e ha altresì ribadito che la normativa interna non può contraddire quella internazionale.

 

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