Approfondimenti Giuridici

Insegnare diritto: essere avvocato non basta

In questi giorni si parla tanto del concorsone proposto nel quadro della riforma scolastica dal ministro dell'Istruzione Francesco Profumo. L'argomento riguarda anche molti giovani avvocati con aspirazioni (anche come ripiego in alcuni casi) di insegnamento.

E' noto infatti che la carriera dopo l'università non è semplice per i laureati in giurisprudenza: il praticantanto e l'esame di abilitazione sono i primi scogli da superare prima di entrare a pieno diritto nel mondo del lavoro. Segue però una serie di nuove difficoltà, soprattutto per chi non vanta raccomandazioni e deve creare ex novo il suo portafoglio clienti. Un'alternativa allora potrebbe essere insegnare diritto? Non è così facile come si potrebbe pensare.

Può sembrare paradossale ma la qualifica di avvocato non basta per poter insegnare diritto nelle scuole. Per gli istituti di secondo grado la classe di riferimento è la 19/A: la normativa attualmente in vigore prevede inoltre, come requisito propedeutico, il superamento di esami aggiuntivi. Questo significa che l'avvocato, pur essendo conoscitore di diritto, deve tornare necessariamente sui libri per integrare la sua preparazione con esami di economia politica, statistica politica economica ed economia aziendale. Il regolamento TFA, che ha sostituito la vecchia SISS, non ha cambiato di molto la normativa su questo punto. E le prossime graduatorie sono previste per il 2014. Resta fermo che l'insegnamento preclude dall'esercizio della libera professione.

E allora perchè continuare a speculare puntando sull'investiento di soldi per insegnare anche da parte di chi ha ben dimostrato la sua preparazione?

 

 

 

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