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Atti difensivi del processo: cosa succede se l'avvocato ingiuria i giudici

L'avvocato, nei suoi atti difensivi all'interno del processo, non può inserire riferimenti offensivi ai giudici. Questo principio può sembrare intuitivo ma, in un'epoca di perdita dei valori evidentemente non lo è.

A ribadirlo è allora la Corte di Cassazione con sentenza n. 21696/11. A chiedere il risarcimento dei danni avverso un avvocato è stato un giudice onorario aggregato a causa di alcune affermazioni offensive, contenute negli atti di causa, con le quali si alludeva alla sua presunta non trasparenza e terziarietà ai fatti.

La controparte ha cercato di far valere il diritto di critica soprattutto nel caso in cui le allusioni fossero fondate. La Suprema Corte però ha negato la corrispondenza tra diritto di critica e offese e ha peraltro sottolineato la non fondatezza delle accuse nel caso specifico. L'addebito fatto al giudice infatti riguardava l'aver assunto una posizione diversa in situazioni, a detta del legale, identiche per quanto concerne i principi di diritto. La Corte di Cassazione ha però escluso la sovrapponibilità delle due fattispecie, riscontrando delle differenze non secondarie in grado di giustificare la sentenza di segno opposto.

Non è stato accolto neppure il riferimento all'art. 89 c.p.c., stante il fatto che la Corte di Cassazione ha escluso il ricorso alla norma de qua in tutti i casi in cui, per motivi di carattere eterogeneo, il giudice non può pronunciarsi sulla domanda di risarcimento. Ciò avviene, in particolare, quando, come nel caso in esame,  la domanda di risarcimento viene proposta  non nei confronti della parte bensì del legale difensore.

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