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Riforma Monti e Ordine degli avvocati: i 4 punti della manovra da analizzare

In questi giorni si fa un gran parlare di liberalizzazione e di abbattimento delle caste. Tra i settori a cui si allude c'è anche quello legale: i punti della manovra Monti che riguardano l'Ordine degli Avvocati più da vicino sono essenzialmente quattro.

Il primo riguarda l'abolizione delle tariffe minime: queste sono in effetti già venute meno a seguito del decreto Bersani nel 2006. Le uniche ipotesi in cui è attualmente esclusa la negoziazione tra professionista e cliente sono quella del gratuito patrocinio e della liquidazione giudiziale (quando, cioè, è il giudice a stabilire gli onorari): in tali fattispecie peraltro, secondo quanto fatto notare dall'Ordine degli Avvocati, abolire le tariffe (e quindi abrogare la lettera dell'articolo 2233 del codice civile) significherebbe non ancorare la quantificazione a criteri oggettivi.

Il secondo punto è relativo alla possibilità per gli avvocati di porre in essere società di capitali anche se la maggioranza si raggiunge tramite l'intervento di non iscritti all'Albo. Secondo la maggior parte degli avvocati questo rischia di snaturare la professione forense adducendole connotazioni marcatamente commerciali a vantaggio dei grandi studi associati.

Ma le due note più dolenti riguardano le modalità di accesso alla professione e l'equo compenso dei praticanti. Esclusa la possibilità di abolire l'esame si pensa ad una riduzione del periodo di tirocinio. Per i neolaureati l'urgenza è soprattutto relativa al quarto e ultimo punto: secondo una recente indagine dell'Ires Cgil, solo il 43,8% dei praticanti riceverebbe un compenso mensile. Molti sono costretti a lavorare gratuitamente. L'idea è inoltre quella di creare una figura legale intermedia, ossia il patrocinatore legale, che aprirebbe sbocchi professionali a chi ha seguito per più anni il praticantato ma non ha superato l'esame di abilitazione.

 

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