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Modifica all'articolo 18: il fulcro della riforma del lavoro

Il Governo Monti ha stabilito le sue priorità d'intervento: dopo la manovra finanziaria e la riforma del sistema delle pensioni, il terzo punto cardine è senza dubbio quello della riforma del lavoro.

Cosa cambierà in concreto per i lavoratori? La vexata quaestio riguarda la modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che regolamenta i licenziamenti nelle aziende con più di 15 dipendenti. Il Presidente del Consiglio ha sottolineato che si tratta di un'esigenza a livello europeo e che su questa decisione quindi non sono ammessi compromessi.

Al momento la riforma è nelle mani del ministro del Welfare Elsa Fornero, la quale ha precisato che l'intenzione non è quella di abrogare l'articolo 18 ma di modificarlo per una maggiore tutela dei neo-assunti. Ma a guardare la modifica dalla prospettiva speculare il rischio è quello di mettere a rischio la posizione di chi gode di un contratto a tempo indeterminato, rendendone più agevole il licenziamento in caso di crisi aziendale e anche in assenza di una giusta causa giustificatrice.

L'obiettivo dichiarato dal Governo è quello di rendere il mercato del lavoro più dinamico e flessibile, così come richiesto dall'Ue. Flessibile significa rinnovamento delle risorse e se per qualcuno questo significa assunzione per qualcun altro può voler dire licenziamento.

Nei prossimi giorni avranno luogo in sedi separate i confronti del Governo rispettivamente con Confindustria e con i sindacati: ci si aspettano toni accesi anche perché, nonostante le polemiche già in atto, l'esecutivo non sembra orientato verso una trattativa. Monti ha precisato che non sono ammessi veti.

 

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