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Arbitrato: nuove regole per garantire l'imparzialità degli avvocati

Il Consiglio nazionale forense (CNF)  con seduta amministrativa datata 16 dicembre 2011 ha apportato alcune importanti modifiche al testo dell'art 55 del Codice di Deontologia Forense, in modo da allinearne in maniera coerente il contenuto a quello del recente art. 55bis introdotto in materia di criteri deontologici del mediatore.

L'introduzione del nuovo articolo infatti, resasi necessaria con l'avvento dell'istituto della mediazione, avrebbe creato, in assenza di una modifica legislativa, una contraddizione nonché una lacuna palese.Un aggiornamento legislativo era quindi d'obbligo.

Nello specifico la modifica del testo legislativo prevede che l'incarico di arbitro non possa essere accettato da chi abbia in corso  attualmente o abbia avuto negli ultimi due anni rapporti professionali di qualsiasi tipo con una delle parti coinvolte nel procedimento pendente. Il conflitto di interessi si concretizza anche se la collaborazione non era svolta da lui personalmente ma da un altro avvocato socio dello stesso studio o da un legale assunto negli stessi locali.

Tra le ipotesi di esclusione rientrano anche quelle di ricusazione degli arbitri di cui all'art. 815, primo comma, del codice di procedura civile (ovvero interesse dell’arbitro nella lite, rapporti di inimicizia con una delle parti, mancanza di qualifiche convenute  dalle parti…).

E' chiaro che l'interesse alla base della norma si muove nell'ambito della responsabilità sociale del legale ed è quello di offrire alle parti una maggiore garanzia di obiettività nel giudizio.

Allo stesso modo chi ha operato come arbitro non può assumere l'incarico di difensore di una delle parti del procedimento per la stessa lite o se non sono trascorsi almeno due anni dal procedimento precedente.

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