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Giudici di pace: uffici a rischio?

A rischio chiusura 674 uffici dei giudici di pace. Il deficit statale impone la riduzione dei costi e tra questi si guarda nuovamente agli uffici dei giudici di pace.

Lo aveva fatto Berlusconi con il decreto legge del 13 agosto 2011 e sul punto è tornato anche il nuovo ministero della giustizia. Il progetto che sarà sottoposto al voto di Camera e Senato impone l’accorpamento degli uffici del giudice di pace ubicati nei centri di minore grandezza e quindi con un ridotto carico di lavoro. Questi uffici saranno accorpati con le sedi dei capoluoghi di provincia. Il progetto potrebbe portare, numericamente parlando, al trasferimento di circa duemila magistrati e di altrettanto personale amministrativo e alla chiusura del 75% degli uffici oggi disponibili.

Ma la riforma avrebbe conseguenze anche sui cittadini: chi abita nei centri minori dovrà recarsi nel capoluogo di provincia per adire al giudice di pace. Questo comporterebbe maggiori spese e in alcuni casi il ricorso al giudice risulterebbe sconveniente anche in caso di vittoria.

Supponiamo ad esempio che qualcuno intenda fare ricorso contro una multa ingiusta ma di importo ridotto, ad esempio per un divieto di sosta (38 euro); rivolgersi al giudice di pace significherebbe spenderne quasi 40 (37 per il versamento allo Stato; 3,90 per la raccomandata A/R).

Ma l'iter diventa più rigido anche per le cause di importo maggiore, per le quali è prevista l'assistenza legale. Il termine per i ricorsi è stato infatti dimezzato (da 60 a 30 giorni). Il decreto “Salva Italia” del 22 dicembre 2011 inoltre prevede, in caso di vittoria, il rimborso non più dell'intera parcella ma solo della percentuale entro il limite del valore della multa oggetto della causa.

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