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Legalizzazione dei documenti: in Italia per un timbro occorre anche una settimana

Quanto tempo occorre per apporre un timbro ad un passaporto? Non ci riferiamo ovviamente all'azione concreta in sè, che si svolge nel giro di pochi secondi, ma a tutti i cavilli e i requisiti burocratici che precedono il fatidico momento del timbro.

Che la burocrazia italiana sia lenta e farraginosa non è certo una novità ma questo dato tristemente noto torna a fare notizia quando giunge a risultati al limite del paradossale e che rischiano di metterci in ridicolo ad un confronto con altri Paesi Occidentali e non solo.

Si potrebbe obiettare che dietro alla nostra lentezza si cela una maggiore garanzia per l'utente ma non sempre questo è vero e appare un alibi (sulla stessa linea di quando si giustifica l'arretratezza del sistema scolastico sulla base del peso del nostro ineguagliabile bagaglio culturale) per coprire un sistema di privilegi e di caste ancora troppo protetto nel nostro Paese (sebbene la riforma Monti parli di accelerazione della giustizia e della pubblica amministrazione).

Per apporre al passaporto l'apostille della Convenzione dell’Aja del 1961, che permette il riconoscimento fra Stati dei documenti, occorre recarsi nell'apposito ufficio della Provincia (non si può fare online). Questo servizio, almeno a Roma, non viene offerto tutti i giorni ma a giorni alterni. Non basta però presentare il passaporto in originale, occorre una copia autenticata. Per ottenerla ci si deve rivolgere preventivamente al Comune o ad un notaio (ma in questo secondo caso l'apostille viene messa dall'Ufficio della Procura della Repubblica).

L' alternativa veloce esiste ed è rivolgersi ad un'agenzia privata, a pagamento, che si occupa per voi della legalizzazione. Agenzie che, in un Paese efficiente ed organizzato, non avrebbero neppure ragione di esistere.

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