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Malfunzionamento della giustizia italiana: le responsabilità degli avvocati

In questi ultimi giorni sono state molte le proteste messe in atto dai diversi Ordini di Avvocati distribuiti in tutta Italia. Al centro delle polemiche il decreto sulle liberalizzazioni.

Ma anche gli avvocati sono chiamati a difendersi, come ha sottolineato il presidente dell’Ordine barese degli avvocati, Manuel Virgintino, a proposito delle accuse rivolte ai professionisti legali, spesso additati come la causa dell’inefficienza della giustizia.


E’ innegabile, dati alla mano, che il 2011 sia stato un anno nero per la giustizia italiana: aumento dei reati (soprattutto di quelli comuni come i furti negli appartamenti), accumulo di cause prendenti (9 milioni i processi arretrati), carceri sovraffollate e organico dei magistrati insufficiente.


Ma nel rintracciare le responsabilità l’Ordine degli Avvocati non può non sottolineare un atteggiamento incurante del governo che, come ha affermato Virgintino, continua ad opprimere il diritto del cittadino all’accesso alla giurisdizione e alla difesa. Le nuove norme non fanno altro che avvilire la figura sociale dell’avvocato.


Continua Vigentino accusando il governo di aver tenuto nella giusta considerazione il fatto che “proprio gli Ordini vigilano sulla formazione, sul corretto esercizio della formazione, quantificazione degli onorari, e su molte altre cose”.


E le ultime perplessità sono per l’Anm, che ha espresso sintonia con la linea del Governo trascurando come la stessa esistenza della magistratura sia subordinata al mantenimento di una equa giurisdizione. Senza giurisdizione infatti viene meno la ratio stessa della funzione dei magistrati. L’invito che chiude il suo discorso è quindi quello di porre fine a sterili polemiche tra avvocatura e magistratura, ricordando che entrambi gli Ordini sono subordinati agli stessi requisiti giurisdizionali.



 

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