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Tariffario avvocati: scendono i compensi minimi

 

Sappiamo che nel computo dell’onorario i parametri hanno sostituito le tariffe. Il parametro tiene conto di diversi fattori tra i quali la tipologia e il valore della controversia.

Il decreto 140/2012 applica nuovi parametri al tariffario degli avvocati. Le modifiche sostanziali riguardano i compensi minimi e quelli massimi che i giudici possono liquidare ai legali (o ai professionisti in genere) quando manca l’accordo con i clienti. I primi sono stati ridotti mentre il tetto massimo, nella pratica difficilmente raggiungibile, è stato innalzato lievemente. Questi limiti nascono come soluzione limite ma di fatto, in seguito all’abrogazione delle tariffe conseguente al decreto legge sulle liberalizzazioni rappresentano ad oggi l’unico parametro per conferire un valore ad una prestazione di tipo professionale. Alcuni esempi pratici possono rendere meglio l’idea di quanto queste modifiche incidano sull’onorario: per la difesa dinanzi al giudice di pace la liquidazione minima scenda da 992 euro a circa 300 euro. Come sopra accennato invece salgono seppur in maniera lieve gli importi massimi. Prendiamo ad esempio la difesa nel processo penale: si passa da 1761 a 1875 euro. Andrea Mascherin, consigliere segretario del Consiglio nazionale forense, ha precisato che l’ordine è più sensibile ai compensi minimi perché di fatto quelli massimi sono difficilmente raggiungibili. Pesano inoltre il mancato adeguamento all’indice Istat per il triennio 2009-2012 e il non riconoscimento del rimborso spese generali che, nel precedente tariffario, ammontava alla cifra forfettaria del 12,5%. Infine la drastica riduzione degli onorari per il patrocinio a spese dello Stato rischia di penalizzare sensibilmente i cittadini delle classi meno agiate scoraggiando di fatto gli avvocati ad assumere tale incarico.

 

 

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