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Bambini in casa famiglia: c'è un limite al potere dei tribunali?

Il recente caso del bambino trascinato a forza dalla polizia fuori da una scuola dell'Alta Padovana e trasferito in un istituto ha riaperto una finestra su un problema molto attuale, soprattutto al Sud Italia: l'intervento dei tribunali nelle cause di affidamento in casa famiglia e il limite del loro potere decisionale.

Mentre le immagini riprese davanti alla scuola padovana fanno il giro del web suscitando reazioni di sdegno, sull'argomento è tornato a parlare l'avvocato Giuseppe Lipera, penalista del Foro di Catania, che da anni segue il caso di Beatrice, la bambina tolta alla custodia della madre Federica in seguito ad un provvedimento del Tribunale per i Minorenni di Roma e oggi ospitata presso una casa famiglia di Roma.

Il legale sottolinea come i casi di figli minorenni tolti alla custodia dei genitori non per fatti gravi come maltrattamenti ma per il sussistere di situazioni conflittuali (spesso di tratta di coniugi separati) sono molti, soprattutto nel Meridione.

Il rischio è quello di decisioni sbrigative e superficiali, che non tengono conto di quanto certi provvedimenti incidano sulla vita e sul futuro dei soggetti coinvolti condizionandolo in maniera definitiva e assoluta.

Nel caso del bambino di Padova a questo dobbiamo aggiungere anche una considerazione circa il training che dovrebbero ricevere le persone che svolgono un ruolo pubblico in queste vicende così delicate e dolorose per garantire una certa sensibilità nell'approccio.

Chiaramente non è possibile tenere in considerazione solo le versioni dei minori, che per immaturità e coinvolgimento personale, non hanno un quadro obiettivo della situazione ma ciò non significa dover ignorare del tutto la loro volontà. Giudici e forze dell'ordine non devono perdere di vista l'interesse primario che è proprio quello di tutelare i minori che vivono in realtà familiari complicate.

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