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Parcella avvocato: pressione fiscale fino al 90%

Gli avvocati sono comunemente descritti come una categoria che guadagna molto: si sente spesso parlare di parcelle troppo alte e di liberi professionisti che evadono. Esiste però anche il rovescio della medaglia.

In questi giorni sta facendo il giro della rete un documento di un contabile pubblicato  dalla trader e manager di portafogli di investimento Lema Sabachtiani.

L'esempio è quello di una parcella lorda di 10 mila euro: detratta l'IVA al 21% ne restano già 7900. Questi però sono al lordo di CPA (4%): scendiamo quindi a 7500 euro. Supponendo che non vi siano ulteriori spese e che si tratti quindi di un reddito puro andando ad applicare il 45% IRPEF e il 6% IRAP si deve detrarre ulteriormente una cifra pari a 3.825 euro. Restano 3.675 euro sui quali però incide anche la previdenza della cassa per una pensione a 70 anni (13% sul reddito lordo). Nel caso specifico occorre quindi detrarre altre 975 euro. Il totale netto è di 2.325 euro.

Supponiamo realisticamente che l'avvocato a questo punto debba sostenere una qualsiasi spesa: con l'IVA al 21%: il reddito netto scende ulteriormente.

Il peso delle imposte e di previdenza obbligatoria e' pari allì'82% ma realisticamente è anche vero che non tutte le spese sono scaricabili e che quindi questa percentuale tende a salire 8pensiamo ad esempio a beni come la benzina su cui si paga circa il 75% di imposta).

E' chiaro che questo documento debba essere "trattato con le pinze" potendo essere considerato di parte ma resta il fondo di verità che vede i liberi professionisti schiacciati dal peso della pressione fiscale in maniera decisamente sproporzionata.

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