Approfondimenti Giuridici

Compensi degli avvocati: i parametri hanno valore retroattivo

Il decreto liberalizzazioni, come noto, ha abolito le tariffe per il compenso degli avvocati in caso di contenzioso sostituendole con dei parametri che non hanno mancato di suscitare reazioni polemiche dei soggetti coinvolti.

Sul punto è intervenuta anche la Cassazione in Sezioni Unite (sentenza del 12 ottobre 2012, n. 17405) attribuendo ai parametri imposti dal decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1 valore retroattivo.

In particolare oggetto di disputa era la presunta contraddizione con il decreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140, art. 41, il quale ha previsto che le disposizioni relative ai parametri di commisurazione dei compensi dei professionisti, che sostituiscono appunto, le abrogate tariffe professionali, trovano applicazione, quando “la liquidazione sia operata da un organo giurisdizionale in epoca successiva all’entrata in vigore del medesimo decreto”. I giudici hanno fornito di questo testo un'interpretazione in accordo con i principi dell'ordinamento giuridico stabilendo che il parametro si applichi  al compenso spettante ad un professionista che, a quella data, non abbia ancora portato a termine il proprio mandato anche se tale prestazione abbia avuto inizio e si sia  svolta parzialmente in un momento precedente, quando ancora erano vigevano le vecchie tariffe professionali. Di fatto si attribuisce alla previsione carattere retroattivo.

Viene quindi rifiutata la possibilità di “frazionamento”, ovvero di  segmentare le prestazioni professionali in diverse fasi in modo da applicare parzialmente la precedente per i servizi restanti la nuova regolazione.

Lo stesso approccio è stato del resto applicato in giurisprudenza per la liquidazione di onorari dovuti per cause durate tanto a lungo da aver visto il passaggio di diverse tariffe: il valore di riferimento è stato quello vigente nel momento di conclusione dell’opera (così Cass. n. 5426 del 2005, e Cass. n. 8160 del 2001)

 

Approfondimenti Giuridici