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Pubblicità e avvocati: strada aperta?

Il nuovo testo della riforma forense approvato alla Camera il 31 ottobre 2012 (ed ora all'analisi del Senato) affronta l’articolo 10 che ha riscritto il regime della pubblicità prevede la liberalizzazione della pubblicità commerciale a favore degli avvocati, finora limitata fortemente dai principi del Codice deontologico forense e in particolare dal richiamo al vincolo del decoro e alla dignità professionale. L'eventuale approvazione del testo in Senato comporterebbe un'inversione di marcia storica nell'ambito della pubblicità forense, soprattutto tenendo conto delle potenzialità di internet.

La disciplina viene di fatto parificata a quella delle altre professioni e ai principi della pubblicità commerciale in genere.

La riforma parte con la definizione dell'oggetto della pubblicità forense, definita come una pubblicita` dal contenuto informativo incentrata sull' attivita` professionale svolta nonchè sull’organizzazione dello studio e sulle eventuali specializzazioni.

In particolare il comma 1 dell'articolo 4 Dpr 7-8-2012 n. 137 (Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali) consente con ogni mezzo la pubblicità informativa. Sono ammesse anche quindi pubblicità telematiche e online purchè, è specificato nei comma 2 e 3, esse siano veritiere e non puntino a screditare professionisti di studi concorrenti. Su quest'ultimo punto in particolare si è battuta anche in passato l'Antitrust convinta che l'eliminazione del divieto della pubblicità comparativa  potesse favorire la concorrenza tra professionisti a beneficio della qualità della prestazione. Ma per il momento la Camera sembra confermare il limite. Per quanto riguarda il carattere veritiero esso punta chiaramente a vietare la pubblicità ingannevole.

E' questa previsione che stride con le misure precedenti, che avevano vietato in particolare di offrire prestazioni al domicilio degli utenti o in luoghi pubblici o aperti al pubblico (divieto confermato anche dalle Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza 18 Novembre 2010 n. 23287). La mancata osservanza di quanto disposto comporterebbe illecito disciplinare

 

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