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Il ricorso in appello diventa più costoso

Dal 30 gennaio impugnare una sentenza diventa più costoso per le parti interessate: la riforma contenuta nella legge di stabilità pubblicata in Gazzetta il 29 dicembre stabilisce infatti, in merito ai costi del processo civile, il pagamento di un contributo obbligatorio pari all’importo dovuto per l’impugnazione.

L’obiettivo dichiarato della riforma è quello di velocizzare i tempi della giustizia visto che a rallentare maggiormente la durata dei processi, statisticamente,  è proprio la fase del giudizio d’appello e del ricorso in Cassazione di cui evidentemente si abusa. Ma alzare i costi è un vero deterrente? Lo dirà il tempo ma aldilà dell’efficacia le polemiche riguardano anche la natura del provvedimento.

Secondo quanto fatto emergere dal CNF non bisogna infatti trascurare il fatto che l’impugnazione è un diritto e non può essere concepito come un mero favore fatto peraltro dietro il pagamento di un contributo. Aumentare il prezzo di un diritto non significa forse snaturarlo? Questa la ratio primaria delle perplessità del Consiglio Forense in merito alla riforma. Critica avvalorata peraltro dal fatto che il contributo obbligatorio è previsto indistintamente per impugnazione principale o incidentale. Questa indistinzione è stata giudicata illogica da molti avvocati. Si tratta però da un altro punto di vista di un aumento coerente con altri interventi a partire dalla precedente legge di stabilità (n. 183 del 2011) che già un anno fa aveva previsto un aumento del 50% per le impugnazioni nelle fasi di appello dei processi civili e aveva addirittura raddoppiato le spese per ricorrere in Cassazione. Il provvedimento ha sostanzialmente diviso in due l’opinione pubblica. La riforma prevede anche delle novità per quanto concerne l’ammontare del contributo degli avvocati. La curva progressiva tra primo grado, appello e Cassazione, passa da 660 a oltre 1300 euro, con la possibilità in caso di giudizi sfavorevoli con sanzioni su improcedibilità di un’estensione fino a più di 5 mila euro.

 

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