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Può un avvocato rifiutare la difesa? Il caso dell’India e degli stupratori senza legali

Il compito di un avvocato è garantire al suo assistito la miglior difesa possibile. Questo è uno dei primi principi deontologici che viene trasmesso a chi si iscrive a giurisprudenza ed è anche la risposta alla domanda che molti pongono a chi intraprende la carriera legale, ovvero come si fa ad essere tanto cinici da difendere un assassino.

E’ la Costituzione a stabilire l’importanza del diritto alla difesa “La difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento” (art. 24 Cost.). Tuttavia spesso nella vita di tutti i giorni si determinano situazioni delicate che vedono contrapposto al diritto di difesa di un uomo che ad esempio si confessa colpevole, quello dei parenti della vittima ad una giustizia degna di questo nome. E qui il compito di un bravo avvocato diventa particolarmente difficile.

La questione indiana degli ultimi giorni ha rispolverato l’attualità di questo tema: 2500 avvocati hanno rifiutato di difendere in giudizio gli stupratori (6 ragazzi di cui uno minorenne) di una ragazza di 23 anni morta in ospedale dopo la violenza. Umanamente la scelta è condivisibile ma il punto è: sono stati bravi avvocati? La risposta degli obiettori è che difendere  gli interessi di questi imputati sarebbe stato immorale. E del resto anche per i medici è prevista l’obiezione di coscienza quando un intervento va contro i propri principi morali. Lo Stato peraltro, in Italia come in India, assicura in questi casi l’assistenza legale d’ufficio. In India per l’omicidio è prevista la pena di morte. Il processo è iniziato il 3 gennaio scorso ma la folla che insultava gli avvocati della difesa ha spinto il giudice a stabilire che la prossima udienza, fissata il 10 gennaio, avverrà a porte chiuse.

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