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Riforma forense: i contributi da versare

La legge 247/ 2012 che ha riformato la professione forense si è occupata anche dei versamenti dei contributi. La normativa non ha fatto sconti prevedendo infatti che tutti gli avvocati iscritti all'albo professionale debbano essere necessariamente iscritti contemporaneamente anche alla Cassa di previdenza di categoria.

Non è quindi più possibile prevedere l’iscrizione ad una cassa di previdenza differente. Esclusa dunque anche l’ipotesi di Gestione separata Inps. Gli oltre 60 mila professionisti che attualmente non sono iscritti alla Cassa forense non raggiungendo il reddito minimo di 15 mila euro come fatturato Iva e 10 mila euro imponibili per l'Irpef, stabiliti dalle vecchie regole, dovranno quindi adeguarsi alla nuova normativa. Si tratta soprattutto di giovani ad inizio carriera.

La coincidenza obbligatoria tra Albo e Cassa decorre dal 2 febbraio 2013. In base alla nuova normativa la Cassa forense è tenuta a stabilire i contributivi minimi e a revisionare i "parametri" reddituali vigenti per calcolare le parcelle (che hanno sostituito le vecchie tariffe). Per il momento sono esenti dal pagamento dei contributi gli avvocati che sono iscritti agli Albi ma non alla sua previdenza alla data del primo febbraio 2013.

Peraltro tra il Consiglio nazionale forense e il Ministero della giustizia non vi è univocità nella definizione dei parametri. Intanto il prossimo 28 febbraio scade il termine per il pagamento dei contributi minimi (soggettivo, integrativo, di maternità) dovuti alla Cassa per il 2013 per un totale di 3.512 euro. E’ possibile anche rateizzare in quattro pagamenti. Regole ad hoc sono previste per gli avvocati over 40 anni. La riforma forense esclude inoltre l’applicazione della prescrizione dei contributi che era stata introdotta dalla riforma Dini del 1995

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