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Gli avvocati possono essere amministratori di condominio?

La riforma forense lascia aperta una questione da tempo dibattuta: gli avvocati possono operare anche come amministratori di condominio?

Nella pratica questo accade piuttosto frequentemente proprio per via di un vuoto legislativo. Tuttavia il Cnf ha precisato che, essendo l’attività di amministratore di condominio una attività di lavoro autonomo continuativa o professionale è incompatibile con lo svolgimento della professione di avvocato. Al momento la Commissione pareri sta approfondendo la questione.

Stando al Cfn la controprova del divieto è fornita anche dalla legge che ha riformato l’ordine forense (la legge 4/2013). Il testo della nuova disciplina in materia di professioni regolamentate infatti “conferisce dignità e professionalità alle categorie dei professionisti senz’albo”. Ne consegue che “sebbene non vengano meno i requisiti di autonomia ed indipendenza, che hanno sinora consentito di considerare compatibile l’attività di amministratore di condominio con l’esercizio della professione, la riforma ha innovato profondamente la disciplina vigente, escludendo che l’avvocato possa esercitare «qualsiasi attività di lavoro autonomo svolta continuamente o professionalmente», con eccezioni indicate in via tassativa – quali attività di carattere scientifico, letterario, artistico e culturale – ovvero con l’iscrizione nell’albo dei commercialisti ed esperti contabili, nell’elenco dei pubblicisti, nel registro dei revisori contabili o nell’albo dei consulenti del lavoro (articolo 18, comma. 1 lett. a)”.

Ma anche la tesi della compatibilità fa riferimento alla riforma forense (letta in maniera combinata con la norma sui professionisti senza Albo (legge 4/2013).  L’articolo 1, comma 2 di quest’ultima infatti prevede che  “anche se iscritti alle associazioni di cui al presente articolo, non è consentito l'esercizio delle attività professionali riservate dalla legge a specifiche categorie di soggetti, salvo il caso in cui dimostrino il possesso dei requisiti previsti dalla legge e l'iscrizione al relativo albo professionale”. Insomma se anche la riforma avesse proibito il doppio ruolo, la successiva legge sulle professioni non regolamentate avrebbe nuovamente sdoganato questa possibilità a distanza di pochi giorni. La teoria possibilista critica l’impostazione più rigida considerandola castratoria soprattutto per i professionisti più giovani. E’ innegabile del resto che l’attività di amministratore di condominio richieda una conoscenza discreta delle norme in materia edilizia e condominiale.

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