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Riforma forense: cosa cambia nel rapporto avvocato-cliente

 

La disciplina forense è stata modificata dopo quasi 80 anni dall’entrata in vigore della legge professionale del 1933. Del resto i tempi cambiano e così anche le esigenze dell’albo e dei clienti. L’iter di approvazione della riforma ha richiesto quattro anni e mezzo e, sebbene abbia lasciato alcune questioni aperte, è comunque intervenuta su molti punti (anche se non tutte le norme saranno applicate nell’immediato).

Ecco le maggiori novità che entreranno in gioco da subito e andranno a modificare le regole del mandato legale procedendo, in ordine cronologico, dal conferimento dell’incarico fino al suo svolgimento. Prima di tutto l’avvocato è tenuto a fornire su richiesta del cliente un preventivo che illustri i costi della causa e anche le possibilità concrete di vittoria in tribunale. La parcella infatti va concordata per iscritto (in mancanza, si applicano i parametri stabiliti dal decreto ministeriale n. 140/2012, che a breve saranno comunque soggetti a revisione). L’unico limite nella pattuizione è il divieto di patto di quota lite (l’accordo tramite cui il compenso, in tutto o in parte, si fa coincidere con una quota del bene oggetto della lite).

La trasparenza ispira tutta la riforma, non solo relativamente al mandato ma anche per la pubblicità ad esempio. La pubblicità è ammessa solo se veritiera, non ingannevole e non comparativa.

Rinviata invece per il momento l’applicazione della norma sugli obblighi di stipula della polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile nell’esercizio della professione e della polizza per il rischio infortuni (quest’ultima in particolare molto contestata essendo un caso unico nel suo genere). Ma se l’avvocato ha già una polizza deve obbligatoriamente renderne noti gli estremi al cliente anche se non necessariamente in forma scritta.

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