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Risarcimento da incidenti: gli avvocati contro i nuovi parametri

Si parla molto di alcuni retaggi che il governo Monti lascerà all’esecutivo entrante, ad esempio la riforma del lavoro per gli esodati e lo sblocco dei debiti della PA.

Meno noto al pubblico è invece il decreto attualmente in discussione e che dovrebbe andare ad incidere sul risarcimento dei danni da incidenti stradali. Le nuove tabelle nazionali relative al danno biologico non hanno trovato il consenso degli avvocati. La misura, che non si limita al caso di incidenti stradali ma anche ad esempio episodi di malasanità, non ha incontrato il consenso degli avvocati posto che permetterebbe alle assicurazioni di speculare sulle cause di risarcimento.

Nel testo del decreto si legge che occorre determinare senza possibilità di equivoci e “in maniera univoca ai fini del risarcimento in sede assicurativa Rc-auto i valori economici e medico legali per la valutazione del danno alla persona derivante da lesioni che abbiano determinato invalidità e di quelle colmerete tra 9 e 100 punti”.

L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre i costi ma, secondo la maggior parte degli avvocati, le nuove tabelle, non tenendo conto del danno morale, porterebbero a situazioni paradossali e sfavorevoli per il danneggiato.  L’esempio riportato dall’Oua parla di un danno permanente e del rischio che l’importo corrisposto a titolo di risarcimento venga addirittura dimezzato. Nello specifico si tratta dell’ipotesi di un 35enne con invalidità del 50%, che fino ad oggi si sarebbe visto verosimilmente accordato un massimale di 480 mila euro, mentre secondo le tabelle poste dal nuovo Dpr finirebbe col prenderne non più di 220 mila, ovvero meno della metà. Per questo molti avvocati hanno contestato il nuovo approccio prima ancora che questo venga testato nella pratica. La richiesta è  invece quella di estendere a livello nazionale la soluzione già adottata nei giorni scorsi dal tribunale di Milano

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