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Uffici giudiziari post riforma Fornero, cosa è cambiato

 

Per l’operato del governo Monti è tempo di bilanci. In tema di giustizia i risultati non appaiono quelli sperati. Fabio Rusconi, presidente dell’Agi (Associazione degli avvocati giuslavoristi italiani) ha descritto come devastanti gli effetti della Riforma Fornero sul sistema giudiziario italiano.

In un discorso che non vuole essere politico ma tecnico, come lui stesso ha premesso, Rusconi sottolinea il caos organizzativo creato dalla riduzione obbligatoria dei tempi dei processi, dall’ aumento delle fasi di giudizio e dalla corsia preferenziale per le cause di licenziamento. In pratica, senza aumenti di organico, gli uffici si trovano ad affrontare una mole di lavoro decisamente superiore. In particolare sono le cause di licenziamento a pretendere spazio maggiore a scapito di altre cause di lavoro. Statisticamente peraltro, in termini di tutela contro i licenziamenti, la Riforma Fornero non ha portato gli effetti sperati: dal 2012 i licenziamenti hanno superato quota un milione.

In base a quanto previsto dalla nuova normativa, il giudizio viene diviso in due fasi: la prima udienza viene fissata entro 40 giorni dal deposito del ricorso (quindi è stata anticipata di 20 giorni rispetto alla normativa precedente) e si conclude con un’ordinanza. Visti i tempi ristretti è quasi impossibile non accedere alla seconda fase, quella che prevede un’opposizione vecchia maniera e che si conclude con una sentenza. In un certo senso quindi il primo grado viene raddoppiato.

Il caos ha portato a risposte diverse da parte dei tribunali: a Milano hanno avuto una gestione piuttosto manageriale per ridurre gli effetti mentre a Firenze i tempi si sono notevolmente allungati. Secondo il presidente dell’ Associazione degli avvocati giuslavoristi italiani occorre quindi tornare al rito ordinario ed eventualmente cercare soluzioni omogenee e ragionevoli che non creino discrepanze territoriali e decisioni aleatorie.

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