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Crisi avvocati: tengono duro i fallimenti

 

La crisi generale non ha certamente risparmiato il settore legale: anzi secondo alcuni studi sono proprio gli avvocati i nuovi poveri tra i professionisti, soprattutto quelli che non hanno uno studio proprio ma si appoggiano come dipendenti su altri studi.

La gente inizia a tagliare le spese considerate superflue e, tra queste, anche quelle processuali. L’unico settore di intervento legale che mantiene alto il fatturato non a caso è proprio quello di fallimenti, legato in maniera indissolubile alla crisi economica generale. La maggior parte del lavoro per gli avvocati arriva proprio da cause di fallimenti, pignoramenti, ristrutturazioni del debito e contenziosi fiscali.

Questo trend non riguarda solo le persone fisiche: anche le società sono colpite dalla crisi, soprattutto quelle di piccole-medie dimensioni. Nel diritto societario si va gradualmente affermando un’altra tendenza, figlia anch’essa della stessa crisi: nei conteziosi aventi ad oggetto gare di appalto, le società che fanno ricorso tendono a co-interessare gli studi legali allo scopo di contenere i costi. In pratica i clienti si accordano sull’onorario in base agli esiti finali processuali, condividendo il rischio con gli avvocati. E questi ultimi si adattano per sopravvivere alla concorrenza e quindi accettano anche queste condizioni.

Sui contenziosi fiscali in particolare incide invece l’aggressività dei controlli dell’Agenzia delle entrate. In queste condizioni di mercato, l’adeguamento delle tariffe e la quantificazione forfetaria dei compensi appare in molti casi come una scelta obbligata per i legali. Almeno per il momento la legge Fornero non ha statisticamente incrementato l’attività legale e in termini di giustizia si assiste a tendenze volte a modificare profondamente le dinamiche del settore.

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