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Lavoro notaio: la velocità non è sanzionabile

Non è detto che un buon notaio non possa essere più celere dei colleghi nello svolgimento del lavoro: produzione di più atti in un unico giorno non è quindi automaticamente indice di trascuratezza.

Questa la conclusione è cui è giunta la Corte di Cassazione nella sentenza 10042/2013. La Suprema Corte ha dunque respinto il ricorso di Cagliari contro un iscritto accusato, oltre che di proporre tariffe palesemente al di sotto della media, anche di lavorare in maniera frettoloso e quindi superficiale. Come prova venivano segnalati diversi errori fatti e la mancanza di emissione di fatture.


Per quanto concerne l’aspetto economico la Cassazione ha ripreso il disposto delle sentenze 9358 e 9793 che hanno creato precedenti importanti in nome della libera concorrenza: questi dispositivi hanno infatti ammesso la legittimità di onorari anche
al di sotto dei minimi tariffari suggeriti per legge.
A livello quantitativo invece è stato negato che la stipula di 10-15 atti al giorno escluda la precisione del professionista. Il semplice richiamo al numero di atti non costituisce quindi prova di negligenza mentre occorre valutare il metodo di lavoro che può essere sistematico e ben organizzato in maniera logica.
Infine, per quanto concerne la mancata emissione di 47 fatture, la Corte ha giustificato il notaio posto che il pagamento non era ancora stato inoltrato dai clienti.

A tal proposito peraltro l’accusa aveva segnalato un «anomalo vantaggio concesso dal notaio alla clientela» a cui era consentito di ritardare il saldo di compensi. Ma ancora una volta manca la prova dell’inerzia del professionista nel sollecitare i pagamenti.


Il numero di errori rilevati inoltre, sebbene non effimero, non basta a considerare inaffidabile il notaio: peraltro le successive verifiche della Corte hanno evidenziato come validi solo sei errori catastali in dieci anni.

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