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Compenso notaio: taglio tariffa non significa prestazione scadente

In tema di compenso per i notai la sentenza n. 10042 del 24 aprile 2013 ha richiamato la disciplina introdotta dalla L. 248/2006 precisando che l’adeguamento dell’onorario verso il basso non può equivale automaticamente ad una prestazione scadente.

Questo, sul piano disciplinare, significa che non sono state violate le regole della concorrenza leale tra professionisti. Così la Cassazione ha respinto il ricorso dell’accusa. E’ però fondamentale, come si legge anche nella motivazione della sentenza in analisi, verificare che l’adeguamento della tariffa non abbia pregiudicato in alcun modo la posizione del cliente in termini di mancanza di qualità della prestazione.

Posta quindi la garanzia qualitativa non c’è motivo, per i giudici della Suprema Corte, di sanzionare l’adeguamento della tariffa.  Il notaio che offre sconti quindi non deve lavorare con negligenza (né essere accusato senza motivo di farlo) e neppure, e qui si richiama il tema dell’accusa,  realizzare pratiche professionali scorrette attirando la potenziale clientela con metodi non etici per la categoria professionale di appartenenza. In quest’ottica si inserisce il richiamo del Collegio Superiore al codice deontologico essendo il notaio un professionista serio e sottoposto ad una rigorosa selezione nonché un pubblico ufficiale competente per conferire autenticità agli atti da lui firmati. Viene dunque chiarito che, allo stesso modo in cui la tariffa media non garantisce automaticamente qualità della prestazione, al contrario la deroga alla tariffa con la pattuizione di un compenso più basso non può essere un sintomo univoco sinonimo di assistenza professionale scadente e superficiale. Esiste quindi una certa libertà per il notaio di accordarsi con il cliente per tariffe più basse, purché il livello della prestazione resti inalterato.



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