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Irap avvocati e notai: sentenza storica

La Commissione tributaria regionale di Roma con la sentenza n. 238/01/13 del 22 aprile del 2013 ha fatto finalmente chiarezza sulla vexata quaestio dell'Irap (Imposta regionale attività produttive) relativamente ai redditi di alcuni lavori e di alcune categorie di liberi professionisti.

Nel dispositivo si legge infatti che  in alcuni casi l'autonoma organizzazione quale presupposto dell'imposizione Irap è da escludersi per principio.


La nuova prospettiva di ragionamento muove le basi dalla considerazione che “nell'esercizio delle professioni intellettuali è, in via di principio, assolutamente non configurabile l'esistenza di un'organizzazione di beni che possa funzionare separatamente ed indipendentemente dall'intervento del professionista, dovendo essere prevalente la sua personale attività professionale rispetto all'eventuale utilizzazione di qualsivoglia organizzazione di beni strumentali che non potrà mai essere sostitutiva dell'attività medesima”. In pratica i giudici partono dalla premessa che alcune professioni, tra cui appunto quella dell’avvocato e del notaio, non possono svolgersi in assenza del professionista stesso.

Rientrano in questa categoria anche l’attività del geometra, dell’ingegnere e dell’agente di commercio ad esempio. Ne consegue, ex sentenza n. 156/01 della Corte Costituzionale, che le professioni protette, ovvero quelle per il cui esercizio è richiesta l’iscrizione ad un albo, non integra mai il presupposto per l'applicazione dell'IRAP. Ulteriore conseguenza è  che, ai fini IRAP, rileva la presenza di un'organizzazione d'impresa che è data dall’ organizzazione, autonoma rispetto al lavoro professionale, in grado anche di spersonalizzare l'attività svolta. La stessa Agenzia delle Entrate (risoluzione n. 118 del 28 maggio 2003) aveva precisato che neppure nel caso di organizzazioni più complesse come società di professionisti può venir giuridicamente meno la natura personale dell'attività svolta
 

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