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Incompatibilità: i dipendenti pubblici part time non possono essere avvocati

I dipendenti pubblici, anche se assunti con contratto part time, non possono più essere iscritti contemporaneamente all’albo degli avvocati. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 11833, segnando uno spartiacque storico in quello che era un dubbio interpretativo più volte riproposto da chi supera l’esame di abilitazione e viene assunto alle dipendenze di un ente pubblico.

Ma cosa dice la normativa italiana in proposito? La legge 339/2003 consentiva ai dipendenti pubblici a tempo parziale di restare iscritti all’albo per un periodo transitorio di tre anni dopo il quale poter decidere se continuare la carriera nella PA oppure intraprendere quella forense. Una scelta discrezionale dunque. Va precisato che la norma non è stata abrogata dalla sentenza in analisi che si è limitata invero a specificarne l’interpretazione corretta, da intendersi in senso restrittivo. Il lavoro alle pubbliche dipendenze non è compatibile con la professione di avvocato perché rischia di essere compromessa l’imparzialità del soggetto nello svolgimento delle proprie funzioni e quindi nei confronti dei cittadini. Con la sentenza sopracitata la Cassazione, a sezioni unite, ha respinto quindi unitariamente diversi ricorsi basati proprio sulla presunta compatibilità tra i due ruoli.

Questi ultimi si appellavano in particolare al Dpr professioni 137/2012 che stabiliva la liceità di svolgimento dell’attività forense in forma completa che prevalente. Nel divieto invece la sentenza richiama in maniera chiara e univoca  le priorità di interesse pubblico “correlate proprio alla peculiare natura di tale attività privata e ai possibili inconvenienti che possono scaturire dal suo intreccio con le caratteristiche del lavoro del pubblico dipendente”. La presa di posizione serve ad eliminare ogni dubbio interpretativo per il futuro.

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