Approfondimenti Giuridici

I praticanti avvocati possono fare il concorso in magistratura?

La sentenza 296/2010 della Corte Costituzionale ha confermato che al concorso in magistratura sono ammessi non solo gli avvocati ma anche coloro che hanno superato l’esame di abilitazione ma che in seguito, per disparati motivi non elencati tassativamente, non siano iscritti all’albo.

Nel dispositivo si legge inoltre che il Diploma presso una Scuola di Specializzazione per le professioni legali costituisce titolo di accesso diretto al concorso in magistratura oltre ad essere “valutato ai fini del compimento del tirocinio per l'accesso alla professione di avvocato per il periodo di un anno" (art. 41 co. 9 della recente riforma forense). In pratica quindi il diploma viene equiparato ad un anno di pratica. Proprio da qui nasce il rischio di discriminazione: i praticanti avvocati possono essere ammessi al concorso in magistratura?

Nell’elenco dei titoli ammessi il legislatore ha inteso includere percorsi diversi che portino comunque ad un grado di preparazione equiparabile: dottorati di ricerca in materie giuridiche e funzioni direttive nelle pubbliche amministrazioni ad esempio. Dunque se in termini di preparazione il diploma e un anno di praticantato sono equiparabili perché non dovrebbe essere riservato lo stesso trattamento in un’ottica di accesso al concorso in magistratura? Per approfondire in sede giudiziaria la questione occorrerebbe un ricorso al Tar da parte di un praticante da minimo un anno vincitore del concorso in magistratura e destinatario  di un provvedimento di esclusione per mancanza dei requisiti per l'accesso al concorso. L’impugnazione del decreto porterebbe alla discussione circa la legittimità costituzionale in via incidentale


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