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Comunicazioni formali dell'avvocato: valide anche se fatte in un bar

Quando si pensa alla comunicazione a voce con il proprio legale ci si immagina seduti nello studio del professionista.

Ma questo ambiente formale non è obbligatorio per legge: lo hanno chiarito i giudici superando così una lacuna legislativa che lasciava adito a diverse interpretazioni ed equivoci.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione Civile (Terza sezione-16 gennaio 2013, n.938) è infatti intervenuta in materia di comunicazioni tra avvocato e cliente sottolineando come siano valide anche quelle orali realizzate in contesti non prettamente formali, perfino la chiacchierata fatta in un bar. Il fatto che la comunicazione sia stata data dal legale nel bar e non nello studio non è quindi motivo valido di ricorso per il cliente insoddisfatto.

Nel caso di specie il legale di un SAS in una causa per sfratto aveva comunicato a voce gli esiti dell'udienza. Si tratta in particolare della notifica di concessione da parte del Giudice del termine di grazia di 90 giorni, al socio accomandante invece che direttamente alla società accomandataria. Ne conseguiva la successiva convalida di sfratto quale principale effetto della decisione. Da qui il ricorso di fronte ai giudici.

La Corte ribadiva però che la comunicazione, se non previsto diversamente dalla legge per casi particolari, può avvenire in qualsiasi forma e in qualunque sede senza che questo ne sminuisca in alcun modo il carattere professionale. Valida quindi la notifica fatta nel bar, con tutti gli effetti che ne conseguono per legge.

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