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Obbligo Pec: vale anche per le comunicazioni di cancelleria

Con l’introduzione recente dell’obbligatorietà della Pec, Posta Elettronica Certificata, per i professionisti sono sorti diversi dubbi di interpretazione.

L’ordinanza del Tribunale di Milano del 10 aprile 2013 si è concentrata sulla questione delle  comunicazioni telematiche di cancelleria.

Il caso di specie riguardava la comunicazione in citazione rivolta ad un procuratore di parte, effettuata dalla cancelleria al legale domiciliatario presso il punto informativo del tribunale ai sensi dell'art. 51 comma 3 del D.L. 112/2008 e non sulla casella pec, sebbene questa fosse stata comunicata all'ordine degli avvocati di Agrigento nei tempi e nelle modalità previste dalla legge.

Non avendo ricevuto la notifica a mezzo pec l’avvocato della parte non si era presentato in udienza e aveva omesso di citare i suoi testimoni. Il legale chiedeva quindi di essere rimesso in termini per l'assunzione dei testimoni contestando il vizio di forma della comunicazione della cancelleria. I giudici del Tribunale di Milano gli hanno dato ragione rilevando la invalidità della comunicazione per vizio di forma. L’ordinanza pronunciata fuori udienza e non comunicata via pec è stata quindi revocata. La decisione del Tribunale di Milano è peraltro in linea con la giurisprudenza di legittimità precedente. Il richiamo è all’articolo 136 co 2 cpc. Nel caso di specie quindi, avendo il procuratore comunicato in maniera regolare l’indirizzo pec (ex articolo 125 co 1 cpc), le comunicazioni successive fatte per altre vie non possono che essere ritenute prive di effetti.




 

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