Esame di Avvocato

Correzione esame d'avvocato: è legittima anche se è durata poco

Quanto tempo occorre per correggere adeguatamente gli elaborati scritti di un candidato all'esame di abilitazione forense? Non spetta all'aspirante avvocato dirlo e neppure al giudice. A questa conclusione è arrivato il Tar del Lazio con la sentenza  n. 7514 del 22 settembre 2011, una delle più recenti in tema di ricorso per l'esame d'avocato.

Nel caso di specie un candidato aveva fatto ricorso dopo essere stato bocciato agli scritti, sostenendo che la sessione per la correzione era stata troppo breve. A suo parere quindi la velocità della correzione denotava superficialità da parte della Commissione e costringeva a considerare illegittima la bocciatura. A sostegno della sua teoria peraltro veniva fatto notare che tutti gli elaborati corretti quello stesso giorno hanno ricevuto lo stesso voto.

I giudici amministrativi però hanno respinto il ricorso sottolineando la loro incompetenza nello stabilire la ragionevole durata di una correzione che può variare di caso in caso. Solo nell'ipotesi di palese illogicità o arbitrarietà nel giudizio, cosa non riscontrata nella fattispecie concreta, sono chiamati ad intervenire i giudici per accertare l'equità dell'operato della Commissione. Nella sentenza peraltro si legge che l'attribuzione dello stesso identico voto a tutti gli scritti corretti nello stesso giorno, non è indice di superficialità, bensì di omogenità nell'utilizzo dei criteri e dei parametri di correzione.

La decisione del Tar del Lazio peraltro è in linea con altre pronunce giurisprudenziali e soprattutto conforme al principio contenuto nella decisione del Consiglio di Stato n. 2331 del 17 settembre 2004, dove si legge espressamente che non spetta ai giudici pronunciarsi circa la media durata della correzione, se non in caso di evidente irrazionalità. Allo stesso modo resta in linea di massima insindacabile il voto attribuito o il metro di giudizio usato.

Approfondimenti sull'Esame di Avvocato