Esame di Avvocato

Prove scritte insufficienti: la commissione è tenuta comunque a correggerle tutte tre

Come è noto la prova scritta dell'esame di avvocato si compone di tre elaborati. Il voto minimo per ottenere la sufficienza in ogni scritto è 30, il massimo 45. Ma se i primi due pareri sono considerati insufficienti dalla Commissione giudicante, occore ad ogni modo correggere anche il terzo scritto?

Sulla questione si è pronunciato il Tar della Campaniache, con sentenza del 4 febbraio 2008, n. 294, ha respinto il ricorso di un aspirante avvocato, bocciato agli scritti svoltisi a Napoli nel 2003.

I motivi del ricorso riguardavano: la breve durata della correzione, la mancanza dell'indicazione dei criteri utilizzati per la correzione e l'illegittimità della correzione del terzo scritto, essendo già i primi due risultati insufficienti.

I giudici però hanno respinto il ricorso punto per punto dichiarandosi in primis incompetenti per sentenziare sulla legittimità dei criteri usati o del tempo dedicato alla correzione, salvo casi di palese illogicità o arbitrarietà (parere unanime in giurisprudenza e confermato da diverse sentenze).

Resta la questione relativa alla correzione del terzo elaborato: se i primi due avevano già avuto un parere negativo, la Commissione doveva sorvolare sul terzo o questo andava comunque corretto? Secondo il candidato questa correzione era stata fatta in violazione delle'economia del procedimento postulata all'’art. 14, comma 4 del regolamento concorsi ex d.p.r. n. 487/1994, che prevede appunto la possibilità di evitare la correzione di una prova se le altre sono già di per sè non idonee.

I giudici però hanno sottolineato che l'articolo parla di possibilità e non di obbligo. Peraltro, se da un lato in questo modo la Commissione ha fatto un lavoro in più e non dovuto, ne sarebbe potuto derivare al massimo un vantaggio per il ricorrente e non certamente un pregiudizio. Il ricorso è stato respinto.

Approfondimenti sull'Esame di Avvocato