Esame di Avvocato

Avvocati: spunta l’ipotesi di un esame più selettivo

 

Fino a poco tempo fa veniva messa in discussione la validità dell’esame per l’abilitazione forense e si guardava al vecchio esempio spagnolo. Ora invece, e soprattutto in seguito all’incontro tra il Ministro Severino e i Rappresentanti degli Ordini professionali, spunta l’ipotesi di un esame più selettivo.

E’ innegabile che statisticamente il numero di iscritti all’albo sia cresciuto a dismisura: se fino a qualche generazione fa quella degli avvocati era una sorta di elite oggi in Italia ci sono molti avvocati disoccupati. Per rendere meglio l’idea basti pensare che solo a Milano ci sono più avvocati che in tutta la Francia.

Difficile immaginare tuttavia che chi, più o meno meritatamente, ha già conquistato l’ambita toga, decida spontaneamente di rinunciarvi. L’unica soluzione quindi sembra essere quella di sbarrare l’ingresso ai nuovi candidati. Si invoca quindi la professionalità e si chiede, ora, un esame più selettivo. Come a dire che la prova di accesso è troppo facile: è veramente questo il problema?

O non è forse che dovrebbe essere più serio l’iter di selezione? Basta guardare alle statistiche nazionali di promossi e bocciati per rendersi conto che l’esame ha un aspetto aleatorio che dipende in misura troppo grande dalla discrezionalità, mettiamola così, della Commissione giudicante. Forse allora la risposta non è quella di accanirsi sui candidati preparati e concorrere a creare lo spauracchio dell’esame di abilitazione quanto piuttosto quella di aumentare i controlli in nome della trasparenza. Il numero annuale di casi di ricorsi e annullamento degli elaborati è veramente scoraggiante da questo punto di vista.

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