Esame di Avvocato

Esame avvocato: come cambia nel 2013

La riforma forense ha apportato diverse novità di rilievo all’attività professionale degli avvocati a partire dalla prova di abilitazione che precede per legge l’iscrizione all’albo.

Ma chi si attendeva uno snellimento della procedura a favore dei candidati resterà deluso. Secondo molti dei diretti interessati infatti, con l’entrata in vigore della riforma, la prova preselettiva è diventata ancora più difficile. In particolare l’articolo 46 della riforma prevede che non saranno ammessi alla prova scritta codici commentati o integrati con citazioni giurisprudenziali. Le materie restano le stesse: parere di diritto civile, parere di diritto penale e atto.

Le nuove disposizioni entreranno in vigore tra due anni, secondo quanto previsto dall’articolo 48 della riforma. Unica novità attiva da subito riguarda la riduzione da due anni a diciotto mesi del periodo di praticantato precedente all’esame. Questo ulteriore irrigidimento della selezione d’accesso è contrario all’ipotesi, in passato più volte proposta, di abolizione totale dell’esame a favore di un orientamento più pratico e meno teorico dell’università. E’ probabile che l’intento del legislatore sia stato proprio quello di restringere i requisiti di accesso per porre un freno all’eccessivo numero di avvocati iscritti all’albo. Basti pensare infatti che nella sola Lombardia si contano più avvocati abilitati che in tutta la Francia. Verosimilmente però questa riforma potrebbe spingere molti neolaureati a tentare la famosa via spagnola, passando quindi per il titolo di abogado, ovvero di avvocato assistito. Il titolo viene poi omologato in quello di avvocato. Non si fermano quindi le critiche per questa via, da molti vista come una scorciatoia in barba alla meritocrazia. Da questo punto di vista quindi non solo il numero di avvocati non diminuirebbe ma potrebbe essere intaccata la professionalità della categoria.

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